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La cantina Marco de Bartoli

Al Baglio “Vecchio Samperi”, di proprietà della famiglia da oltre due secoli, sono custodite radici preziose per la storia della viticoltura siciliana;

Marco De Bartoli qui ha segnato l’inizio di un nuovo percorso: il ritorno alle origini del Marsala.

È nel Marsalese, a pochi chilometri in linea d’aria dal Mar Mediterraneo, che credendo fortemente nelle tradizioni della viticoltura del suo territorio, si avvia a riscoprire e coltivare uno stretto legame tra i metodi tradizionali e innovativi di lavorazione della terra e di produzione del vino.

La ricerca di un’eccellente qualità, coniugata al rispetto delle tradizioni vinicole siciliane, fanno prediligere a Marco l’utilizzo di vitigni autoctoni e, in particolare, del Grillo, presente in Sicilia da metà Ottocento e base del classico Marsala, e lo Zibibbo, da cui si ricava il celebre moscato passito di Pantelleria.

Nascono così i vini di Marco De Bartoli, il primo dei quali è il Vecchio Samperi, nel 1980, in onore al territorio, l’omonima contrada nell’entroterra marsalese, arida terra calcarea ricca di minerali, prezioso elemento nutritivo dei vigneti.

È il vino della tradizione marsalese pre-britannica, il “vino di Marsala” e non il Marsala fortificato.

Per la produzione del Vecchio Samperi viene utilizzato un sistema di “travasi” di piccole percentuali di vino di fresca produzione in botti contenenti vini già invecchiati che permette di creare un’armoniosa mescolanza di annate diverse, dal gusto unico e inimitabile.

Viene quindi nobilitato l’antico metodo di affinamento del vino in botti di rovere, conosciuto come perpetuo (o Solera).

Gli anni successivi vedono la nascita dei vini marsala, secondo la personale interpretazione di Marco. Nel 1985 viene imbottigliato il Vigna La Miccia, Marsala Superiore di tipologia Oro, più gentile perché vinificato a freddo, dagli intensi profumi primari e prodotto a partire da sole uve Grillo.

Sulla scia del Vecchio Samperi, nel 1986 nasce il Marsala Superiore Riserva 10 anni, un vino invecchiato nel rispetto dei tempi ciclici della natura in botti di rovere e reso amabile dalla mistella, base alcolica d’antica ricetta, ottenuta dalla miscela di mosto fresco da uve Grillo e acquavite.

Nel 1990 è la volta del Grappoli del Grillo, primo vino bianco a base di uve Grillo in purezza, in grado di conferire grande struttura, corpo, complessità e longevità.

Senza stravolgere la tradizione secolare, piuttosto puntando ancora sul vitigno autoctono per antonomasia, il Grillo appunto, Marco avvia la produzione del suo primo vino bianco da tavola.

Un vitigno di struttura, fino ad allora sconosciuto, utilizzato esclusivamente per la produzione del Marsala DOC.

Un appassionato lavoro di ricerca iniziato da Marco De Bartoli che continua oggi grazie ai figli Renato, Sebastiano e Giuseppina e che, negli ultimi anni, si è sempre più concentrato sulla produzione di vini d’annata, monovarietali e autoctoni, con un occhio sempre attento al rispetto per il territorio e la sostenibilità.

Nei primi anni Ottanta Marco De Bartoli rimane folgorato dalle potenzialità di una terra affascinante: Pantelleria.

Proprio nella zona di Bukkuram decide di realizzare una nuova cantina, all’interno di un dammuso risalente al Settecento, con circa 5 ettari di vigneto attorno, a 200 metri sul livello del mare.

Come a Samperi, nel rispetto della cultura del territorio, la cantina prende il nome dall’omonima contrada. Bukkuram, dall’arabo “padre della vigna”, era la zona di Pantelleria prediletta dagli Arabi per la coltivazione dell’uva Zibibbo.

Qui, sull’unico altipiano con esposizione sud-ovest dell’isola, è situato il vigneto dell’azienda, coltivato ad alberello Pantesco, pratica agricola dichiarata dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2014, e la cantina, ospitata in un tradizionale dammuso.

Marco dialogò per anni con i più esperti e anziani agricoltori dell’isola, per carpirne i segreti e imparare come l’uva, appassita al sole, potesse diventare il “Nettare degli Dei”.

È proprio qui, nel 1984, che mette in bottiglia il suo primo passito chiamato Bukkuram, in omaggio alle incantevoli terre in cui è prodotto, nella contrada più vocata per la produzione di questo vino ottenuto con la ricetta tradizionale, un moscato passito di Pantelleria che ha orgoglio e merito di avere risvegliato da un lungo letargo l’interesse per un vino che perfino la mitologia Greca annovera tra le sue leggende.

Sempre a Pantelleria, nel 1989, Marco decide di intraprendere la produzione di un nuovo vino. Seleziona quindi uve Zibibbo nelle zone a nord e più ombreggiate dell’isola, più adatte alla produzione di vini bianchi freschi e in grado di conferire ai grappoli un’acidità maggiore e contenuti zuccherini più bassi.

È in contrada Cufurà, in un vigneto di circa tre ettari, a 350 metri sul livello del mare e con esposizione nord-est, che nasce il Pietranera, un vino bianco secco realizzato da uve Zibibbo in purezza, un vitigno che, per la prima volta, può esprimere le note aromatiche e minerali della terra vulcanica di Pantelleria.

Una versione sicuramente innovativa rispetto alla produzione tipica dell’isola.

Marco de Bartoli